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Commento al vangelo di Domenica 12 luglio 2026 – XV Tempo Ordinario

Una parte cadde sul terreno buono …

Gesù, quando parlava, usava un linguaggio semplice e si serviva di immagini, che erano esempi tratti dalla vita quotidiana, in modo da poter essere compreso facilmente da tutti. Per questo lo ascoltavano volentieri e apprezzavano il suo messaggio che arrivava dritto al cuore. Con il suo linguaggio semplice egli faceva capire il mistero del Regno di Dio. E un esempio lo troviamo nel vangelo di questa domenica: la parabola del seminatore che sparge la sua semente.

Si parla del seminatore ma protagonista è il seme, cioè la Parola di Dio, che cade in terreni diversi: la strada, il terreno sassoso, in mezzo ai rovi e infine nel terreno buono. Il seme caduto sulla strada sono coloro che ascoltano la Parola ma non la accolgono. Il seme caduto sul terreno sassoso sono coloro che accolgono la Parola sul momento ma non hanno costanza. Proviamo ad immaginare un terreno sassoso: è un terreno dove non c’è molta terra, per cui il seme germoglia, ma non riesce a mettere radici profonde. Così è il cuore superficiale, che accoglie il Signore, che vuole pregare, amare e testimoniare, ma non persevera, si stanca e non ” decolla ” mai. E’ un cuore senza spessore, dove i sassi della pigrizia prevalgono sulla terra buona, dove l’amore è incostante e passeggero. Ma chi accoglie il Signore solo quando gli va, non porta frutto.

C’è poi il terreno spinoso, pieno di rovi che soffocano le piante buone. Che cosa rappresentano questi rovi? La preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza “, così dice il Signore. I rovi sono gli idoli della ricchezza mondana, il vivere avidamente, per se stessi, per l’avere e il potere. Questi vizi soffocano la Parola di Dio. Se coltiviamo questi rovi, i vizi che abitano nel nostro cuore, questi arbusti più o meno radicati che non piacciono a Dio e impediscono di avere il cuore pulito. Occorre strapparli via, altrimenti la Parola non porterà frutto, il seme non si svilupperà.

Ed infine il seme cade sul terreno buono: il terreno buono sono coloro che ascoltano in modo recettivo la Parola e, in questo terreno, la Parola porta frutto in abbondanza. E allora, non è tutto sprecato come sembra, non tutto è da buttare via, non tutto va a rotoli nella vita. C’è tanto bene nel mondo e bisogna essere capaci di vederlo. Da cosa dipende ? Dal tipo di terreno che siamo capaci di essere ? Anche, ma non solamente, merito soprattutto della potenza del seme della Parola di Dio, forse ancora l’unica in questo mondo di parole inutili, insulse e buttate al vento, a donare speranza alla nostra quotidianità. L’importante è non smettere di seminare. Mai ! ( Emilia D’Adam )