Un contributo interessante per riflettere.
Da ragazzo abitavo in un piccolo paese di campagna, quasi tutti erano contadini. Vivevano sulla terra e ne traevano i frutti. Un giorno vidi un padre domenicano, con la veste bianca lunga fino ai piedi: tutti lo salutavano con riverenza e con rispetto. In quel tempo, anni cinquanta, anche il nostro prete indossava la tonaca ( tonega ) che si chiudeva davanti con una sfilza infinita di bottoncini, al collo portava il collare bianco, i capelli erano rigorosamente corti, con al centro della nuca la ” cerega “. Quando lo si incontrava prontamente si scandiva ” Sia lodato Gesù Cristo “. Lui rispondeva soddisfatto ” Sempre sia lodato “. Era un segno di appartenenza, di condivisione, di ossequio.
Le donne se passavano davanti a un capitello indirizzavano uno sguardo all’immagine sacra e si facevano un segno di croce. In quegli anni si partecipava quasi obbligatoriamente alla santa messa domenicale e al pomeriggio alla funzione, per imparare il catechismo e un po’ di storia della Chiesa. Chi non frequentava era additato come peccatore, trattato come un pagano, o giù di lì. Io non sapevo nemmeno cosa volesse dire quella parola.
Ora che molti anni sono sulle mie spalle, non mi ci raccapezzo più. Non ci capisco più niente. Vorrei tanto sperare che fosse l’età, che la mia cognizione venisse scemando, ma purtroppo credo che invece la realtà sia questo delirio di onnipotenza e di arroganza difficile da accettare. L’uomo moderno si crede eterno, si sostituisce con disinvoltura e superbia al Creatore. E’ l’uomo a decidere e giudicare. Questa è la mia sconsolata conclusione. Mi sto rendendo conto che quello fuori posto e fuori tempo, forse, sono io. ( … )
*** Mi permetto solo qualche breve annotazione. Prima di tutto è bello cogliere il patrimonio fatto di ricordi e memorie che ognuno porta dentro di sè, specialmente quando gli anni sulle spalle sono molti … Sono una ricchezza!!!
Poi la seconda annotazione. ” Era un segno di appartenenza … ” Ecco qui c’è un passaggio interessante. Negli anni, specialmente in questi ultimi decenni, per una concomitanza di fattori, probabilmente abbiamo perso il senso di appartenenza ad una comunità, il senso della comunità cristiana, della identità cristiana. E qui c’è solo la coscienza personale e plurale che ci può aiutare a ricostruire una sensibilità antica e sapiente.
La terza annotazione si poggia su quel ” forse ” finale. Insieme a lei e a tanti altri voglio proprio sperare che quel ” forse ” diventi una roccia salda e stabile, di memoria evangelica, ” la casa sulla roccia ” , sulla quale saremo chiamati a ricostruire una nuova societas, che ha una sua identità e una sua appartenenza. Di cuore.
