Questi è il Figlio mio amato, ascoltatelo.
Del vangelo di questa domenica volevo cogliere due aspetti principali. Il primo riguarda il monte. Dal quel che leggevo in un articolo, il monte Tabor, sul quale avviene la trasfigurazione di Gesù, è alto 535 metri. Niente a che vedere con le nostre montagne, anzi. Però viene chiamato come ” un alto monte “, nonostante non sia poi così alto. L’altezza viene però sottolineata per il suo significato pregnante: Gesù prende i discepoli amati e li divide dagli altri. Non solo, li divide da ciò che sta giù, da ciò che è terreno, dalle preoccupazioni, dalle chiacchere inutili, dalla materialità. Per incontrare Dio infatti è necessario salire, fare uno sforzo, lasciare indietro ciò che ci rende pesanti per riuscire a raggiungere una altezza che ci permette di essere più vicini al cielo.
Il secondo particolare che volevo sottolineare è l’atteggiamento di Pietro, che è al tempo stesso teneramente ingenuo e terribilmente umano. Egli infatti sta riconoscendo la bellezza di ciò che sta vivendo, ne riconosce l’importanza, ma da umano qual è cerca di rinchiuderla in una tenda, di proteggerla e di metterla al riparo per poterla comprendere con le sue capacità. Lì per lì non capisce che l’infinito non può essere limitato. E’ come chi cerca e pretende di avere una spiegazione per tutto. Davanti alla bellezza di un paesaggio o alla meraviglia di un tramonto, come si fa a delimitare l’infinito ? A dare una spiegazione terrena o scientifica alla bellezza che ci si trova ad ammirare ? Non ci rimane quindi che fare una cosa durante questa settimana di Quaresima: abbandonare i bagagli che ci appesantiscono per poter arrivare a godere a pieno della bellezza della manifestazione di Gesù Cristo. ( Serena B. )
