Un bicchiere di acqua fresca
Ad un ascolto distratto della Parola che oggi viene annunciata si rimane un po’ disorientati. Gli affetti, i vincoli più cari per ogni persona di qualsiasi età, vengono sinceramente accantonati. Ma Gesù non li esclude ! Per tre volte usa l’aggettivo qualificativo ” degno ” di Lui. Degno, meritevole di un qualcosa che solo Dio sa dare in abbondanza: l’Amore. Tornano nella memoria versi imparati a scuola della poesia ” l’Infinito ” di Giacomo Leopardi: ” e il naufragar m’è dolce in questo mare “. Il naufragare, metafora dell’infinito ed eterno amore di Dio.
Gesù ci chiede di essere fecondi e ci spiega come: mettendo la nostra vita a disposizione Sua e degli altri. Facendo così troveremo la piena realizzazione della nostra vita. Fecondità che è gioia, dà gioia nel testimoniare nella quotidianità l’Amore di Dio ricevuto e condiviso, ” croce ” che non pesa, ci rende fratelli e sorelle nell’unico segno. Fecondità come apertura alla vita, accolta come dono non come possesso, diventando strumento nelle SUe mani. Fecondità che si allarga, si espande ad accogliere i piccoli, i fragili, gli ultimi, in situazioni di povertà concreta e spirituale. Ecco che attraverso queste attenzioni agli altri e al mondo, facciamo incontrare Gesù. Il suo Amore è manifestato, i nostri fratelli e sorelle possono intravvedere il Regno dei Cieli. Tutto questo è racchiuso in un semplice bicchiere di acqua fresca, servito con amore. Sulla Parola che abbiamo ascoltato, un mio caro amico, che si professa ateo, ma conosce in modo profondo le sacre scritture, mi direbbe ” Meditate gente, meditate … ” ( Pietro Dal Santo )
