Ti benedico o Padre, Signore del cielo e della terra.
Nel vangelo di oggi troviamo Gesù che rende lode al Padre. Tutta la liturgia di oggi è focalizzata nel rendere lode a Dio. Andando a spulciare un po’ il vangelo, questo passaggio avviene in un momento di crisi per Gesù. Giovanni Battista è stato imprigionato e sembra che gli insegnamenti da lui predicati siano di poco interesse per le persone che incontra. E già qui c’è la prima grande differenza tra Gesù e noi: quando ci va male qualcosa infatti, chi può dire di ringraziare il Signore e lodarlo ? In genere si fa esattamente il contrario. Anche perchè spesso nel nostro concetto umano Dio si invoca e si loda quando si ha bisogno di qualcosa, mentre nel momento della difficoltà ci si sente abbandonati e perciò ci si distanzia. Gesù invece si comporta in modo opposto e loda Dio Padre, che ha saputo rivelarsi ai piccoli. Ma chi sono i piccoli ? Non sono solo i bambini, ma tutte quelle persone che non vantano privilegi economici, politici o di importanza. Le persone normali, che affrontano la vita di tutti i giorni, senza niente di eccezionale. Una volta si diceva ai bambini di studiare per non finire a fare lavori umili, per diventare qualcuno, per migliorare una condizione di vita che magari i genitori o i nonni avevano subito. Ma Gesù dice invece: non ai sapiente nè ai dotti è rivelata la mia parola, ma ai piccoli e agli umili. Questo non significa che studiare non sia importante, ma è ciò che si fa del proprio sapere che cambia le cose. I sapienti dell’epoca erano i farisei, che le loro conoscenze le utilizzavano per avere status sociale e per infliggere leggi severe e pesanti. Gesù invece ci invita a conoscere il Padre, ma per prendere il suo giogo, che non è impositivo e prepotente sugli altri, ma è dolce e non pesante per tutti. ( Serena B. )
